10 Novembre 2011

    PAROLA DI GIULIO

    Amici, dove eravamo rimasti?
    Ah si, ero appena rientrato in Italia dopo l'avventura in Repubblica Democratica del Congo.
    Nella valigia del ritorno c'erano sorrisi di bambini, un'ustione sulla capoccia, un parto difficile (non il mio!! so fare tutto, ma per partorire mi devo ancora attrezzare!) e la speranza di raccogliere molti soldi per garantire cure mediche nel cuore dell'Africa.

    Quando sono atterrato a Fiumicino, dopo il giro del mondo tra scali aerei e fusi orari, era la fine di febbraio del 2010. Da allora sono passati 20 mesi, ma andiamo con ordine.

    A marzo 2010 Mediaset ha mandato in onda La Fabbrica del Sorriso per raccogliere fondi anche per l'associazione Soleterre. Il progetto prevedeva di trasportare e impiantare un ospedale mobile a Zongo, un posto dove Cristo si è fermato prima ancora di Eboli!  Non ve lo ricordate? Riguardatevi il servizio e vi porto in Africa

    Ora torniamo a noi!

    ospedale zongo 1 ospedale zongo 2

    Mediafriends aveva raccolto per Soleterre 500.000 euro e finalmente a settembre 2010 ha mandato un bel bonifico, nel frattempo Soleterre aveva già iniziato alcune attività:


    Il 21 luglio 2010, data da ricordare come il 1492 anche se io non sono Cristoforo Colombo, dal porto di Brindisi sono partiti 8 container con la supervisione di WFP-UNHRD, su mandato del MAE. La nave con i container ha navigato sino al Camerun. Fin qui, diciamo, tutto bene, escluse tempeste, venti forza 8 e dogane da superare. A Douala è arrivata il 6 agosto e da lì, via terra, alcuni camion hanno iniziato a camminare con gli 8 container.

    31 agosto 2010: arrivati a Bangui è stato necessario caricare ogni container con una gru su una piattaforma di trasporto, ma visto che siamo in Africa, meglio chiamarla chiatta. Dopo la rottura della gru, il quasi affondamento di una chiatta, le secche del fiume, le piene delle piogge, i funzionari burocrati con timbri sempre da aspettare; ad ottobre tutti i container hanno percorso 1Km di fiume per arrivare finalmente in Repubblica Democratica del Congo. Da lì uno in fila all'altro, dopo mille peripezie e controlli di ogni tipo, sono arrivati lentamente in quel posto sperduto chiamato Zongo.

    Siamo a febbraio 2011 e i container sono stati assemblati e sono diventati un ospedale: meglio dei LEGO!!
    E ora siamo al lavoro per demolire le vecchie strutture e costruire reparti di degenza, pediatria e maternità, cucina, refettorio, bagni, lavanderia, ecc.

    Il terreno sui cui siamo è della Figlie di San Giuseppe di Genoni, partner Soleterre.Vi ricordate Suor Maria Concetta? Una nuova Madre Teresa. È tale la sua purezza che quando mi ha fatto una carezza sul viso, subito mi sono comparse ali e aureola!

    Da gennaio è iniziaita la formazione del personale locale grazie ad un medico italiano che sta organizzando la direzione sanitaria dell'ospedale mobile. A novembre arriva la responsabile di progetto che è infermiera.

    Da gennaio 2012 inizieranno gli interventi chirurgici e, entro giugno, saranno ultimati tutti i lavori. Ho pensato di chiedere alla gente di Zongo di venire a lavorare sulla Salerno-Reggio Calabria così ci spicciamo a finire i lavori in corso! L'ospedale tra un po' sarà operativo e quasi quasi vado a Zongo a ricoverarmi... ormai è ufficiale ho il mal d'Africa.

    Prima di salutarci, voglio dirvi che Carla, la piccolina nata durante il servizio de LE IENE, è sana e salva. È la bambina più cicciona che abbia mai visto in Africa: mangia tantissimo perché tutti le portano doni. Appena ci vado le porto un vassoio di babà napoletani!

    Ve la faccio vedere !!!!!  carla

    PER INFO: www.soleterre.org

    04 Novembre 2011

    impronte digitali e fotosegnaletiche così i vigili schedano i parcheggiatori abusivi a Napoli

    La polizia municipale, oltre a multarli, li ha anche fotosegnalati.
    L'operazione in varie zone della città
    di CRISTINA ZAGARIA

    parcheggiatori napoli

    Un esercito. Sono i parcheggiatori abusivi a Napoli. Blitz della polizia municipale in mattinata in tutta la città. In quattro ore di controlli 122 uomini sono stati portati al comando, identificati e schedati.

    E la parola "schedati" è da intendersi alla lettera: impronte digitali, foto, luogo in cui sono stati prelevati e ora. Il piazzale di via de Giaxa per tutta la giornata è stato invaso dai parcheggiatori abusivi, spaesati e stupiti tra le auto e le divise della Municipale.Tutti i dati finiscono in una maxi banca dati sui parcheggiatori abusivi. Gli uomini del generale Luigi Sementa da due giorni perlustrano e controllano l'intera città, con particolare attenzione per le zone ospedaliere ed universitarie.


    Al Vomero oggi erano talmente tanti i parcheggiati abusivi fermati che i vigili hanno chiesto aiuto a uno scuolabus per caricarli e portarli al comando. Confiscati 7580 euro.Anche ieri è stata messa in atto un'analoga operazione nell'area di via Cervantes e Ponte di Tappia, dove sono stati identificati e verbalizzati oltre 60 parcheggiatori abusivi a cui sono stati sequestrati proventi per 1.100 euro. In due giorni circa 200 uomini fermati e "schedati".

    Secondo i dati resi noti dalla polizia municipale, in tre anni, da settembre 2008 a settembre 2011, sono stati denunciati e multati, più volte, 8540 parcheggiatori.

    GUARDA L'ARTICOLO SU REPUBBLICA NAPOLI

     

    19 Marzo 2010

    IL SORRISO DEI BAMBINI

    Giulio Golia - CongoZongo è un posto sperduto. Al centro dell'Africa. Proprio all'Equatore, quella linea che divide il mondo e ci facevano studiare un casino a scuola insieme a meridiani, paralleli, poli sud e nord. Ci sono arrivato da qualche ora, sopra una barca di legno a remi, una di quelle piroghe che si vedono nei film.

    Il sole picchia e già mi sono ustionato la faccia.Da lontano vedo la sponda della Repubblica Democratica del Congo.Sulla riva un sacco di africani: chi pesca, chi si lava, chi fa il bucato. Tra tutto quel "nero" un bianco accecante: Suor Maria Concetta delle Figlie di San Giuseppe di Genoni, che dalla Sardegna oltre 40anni fa è arrivata in Africa. Con lei e dopo di lei c'è stata una vera "invasione" di altre suore sarde.

    Suor Maria mi porta subito alla missione: dove ci sono un improvvisato centro sanitario e anche delle scuole materne ed elementari. Scendo dalla macchina. Vedo una folla! Ma quanti sono? 100, 200, 500 bambini. Bellissimi! Iniziano a gridarmi benvenuto e a saltarmi intorno. Non sento più niente: la stanchezza del viaggio, i 40 gradi, il sole a picco e l'umidità. Siamo io e loro: il resto del mondo è scomparso.

    Dopo qualche ora Suor Maria, insieme a soleterre onlus con cui sono partito, mi accompagna in giro per i villaggi! Mi sembra di tornare indietro nel tempo. 15 anni fa quando ho vissuto in Africa. È un istante e tutto mi ritorna familiare: le capanne di paglia, la terra rossa, le strade senza fine, gli uomini con il machete nei campi, le donne ai mortai o con in testa la cesta piena di frutti da vendere al mercato. Ma come fanno a tenere tutto quel peso? Ma sono troppo fighi gli africani!!!! Io non ci riuscirei mai.

    Inizio a chiacchierare con loro e a conoscere meglio alcune famiglie che mi raccontano dei problemi di salute dei figli. Molti di questi bambini potranno essere curati grazie all'ospedale mobile che porteremo con Fabbrica del Sorriso.
    Faccio finta di niente, ma penso che qui anche la malattia più banale ti può ammazzare. Sento dentro un bel po' amarezza. In fondo è solo una questione di fortuna che noi siamo nati molto sopra l'equatore . Ma siamo qui per migliorare le cose, a portando 2 sale operatorie, 1 sala rianimazione, medici: il bambino con i piedi torti tornerà a camminare da solo; la bambina con gli occhi gonfi, quasi completamente chiusi, e tormentati da mosche vedrà ancora bene; il bimbo con il lipoma sarà operato!

    Nei giorni seguenti continuano i giri tra i villaggi. Un giorno mi metto al volante, tra strade dissestate, fosse, buche e quant'altro, l'Africa mi corre incontro: è una figata e soprattutto mi fa star bene.
    Visito l'unico ospedale pubblico della zona. Qui la situazione sanitaria è drammatica. Un bambino su cinque muore prima dei 5 anni e la gente in media vive sino a 46 anni. Cioè se fossi di Zongo... tra un po' creperei. Meglio essere scaramantici.

    Giulio Golia - Congo 2Torno a guardare l'ospedale: è un posto assurdo, Muri diroccati e sporcizia in ogni dove. Non c'è acqua né luce. E fin lì tutto è accettabile, ma senza farmaci, sale operatorie, medici, come si fa? Proprio il posto dove uno pensa: "Se mi viene qualcosa, mi faccio ricoverare qui!" Gli stanzoni sono bui e nei letti praticamente attaccati ci sono casi di tutti i tipi: neonati, bambini con meningite, mamme ammalate! L'odore che c'è dentro mi prende alla gola. Esco.

    Il giorno dopo Suor Maria e Soleterre mi presentano delle mamme in attesa. Decido di capire cosa fa una giovane al 6 mese di gravidanza per fare una visita ginecologica al centro lontano dal suo villaggio sperduto. Prende un taxi? Un tram? Un autobus? Magari! Qui non c'è nulla! Allora è scontato: la mamma e il suo pancione si mettono in cammino a piedi per 2, 3 o 4 ore verso il centro di salute delle suore.

    Decido di farlo anch'io in compagnia di una futura mamma. È bellissima. Ha un abito turchese e un'acconciatura che io ci metterei tre giorni solo a disegnarla! Lungo la strada si uniscono altre mamme. Camminiamo. Camminiamo. Camminiamo. In fondo siamo solo in Africa: la temperatura è altissima ed io continuo a sudare, mentre loro sono perfette. Mi viene un dubbio atroce? Ma se una di loro dovesse avere le doglie? Oddio improvvisarmi ostetrica!!!! Meglio continuare a camminare e a soffrire il caldo, senza pensare ad altro.

    Finalmente arriviamo al centro di salute. Sono sfinito. Suor Maria e le mamme sembrano tranquille ed essere arrivate lì con una macchina con aria condizionata. Neanche il tempo di prendere fiato che sento chiamare: è arrivata una mamma che sta per partorire. Le chiedono se posso assistere al parto. Lei dice di sì. Allora tutti in sala parto! Sala parto?! Una stanzetta di qualche metro quadro senza luce. Suor Maria rompe le acque. Tengo la mano della mamma. Non so capire quanti anni abbia. Ha il volto sfigurato dal dolore. La bambina fa fatica ad uscire. Naturalmente nessuna iniezione epidurale! Nessuna ecografia! E poi come si potrebbe fare?

    Non c'è ecografo! Io sto lì, stringendo la mano della donna più che posso. Ma chi me lo doveva dire che avrei fatto nascere un bambino africano e non il mio ? Ci siamo! La mamma spinge ancora di più. Spunta la testa. Il bambino è nato, ma subito capiscono che non respira. Suor Maria l'afferra gli mette il velo sulla bocca per la respirazione bocca a bocca. Poi massaggio cardiaco e a testa in giù. Usciamo per fare lavorare meglio i medici. Rimango fuori, attaccato alla porta. Sento le lacrime che salgono. Le fermo. Chiamano un altro medico. Sono attimi angoscianti. Lì fuori abbiamo tutti una faccia terribile. Si apre la porta: respira! È stato rianimato. Ma non in una super sala di rianimazione non ce n'è: tutto a mano! Entro. La mamma sfinita abbozza un sorriso e il bambino, anzi la bambina (perché con tutto il casino non avevo capito neanche di che sesso era... )

    Le giornate in Africa ..........passano così tra i villaggi, la gente, i bambini che ti rincorrono e corrono senza stancarsi mai, tra le canzoni popolari intonate dalle donne, piogge improvvise che sostituiscono le docce.
    Ah, dimenticavo, dormivo in missione: il generatore si è rotto, quindi, senza acqua e luce per 48 ore. Ma torce e stelle bastano ad illuminare ciò che vale la pena guardare o anche solo immaginare.

    È arrivato il momento di riprendere la piroga e di rientrare in Italia, riparto, ma so già che tornerò!
    Ah naturalmente sono rientrato, non da solo, ma con due piccole uova nel collo che mi aveva lasciato una "bestia" pungendomi... ma anche questa è Africa!

    ( per contribuire sms solidale al n°45503 fino al 21 marzo)

    27 Ottobre 2011

    SMINCHIATORI IN REDAZIONE

    Voglia de lavorà salteme addosso.....

    06 Aprile 2011

    GIULIO GOLIA PRESO A FUCILATE A MANDURIA

    tunisino

    Giulio Golia a Manduria per “Le iene” si traveste da tunisino e rischia di essere preso a fucilate.

    È quello che vedremo stasera nel primetime di Italia 1. Il servizio della iena vuole mettere in evidenza come, pur cercando di dare una mano tutti quanti ai clandestini, c’è qualcuno che non è esattamente d’accordo.

    Come sappiamo, i centri di accoglienza stanno dimostrando numerose falle, nonostante questa non sia l’emergenza immigrazione più “importante” della nostra storia: sono passati vent’anni dagli sbarchi di albanesi e la situazione è stata gestita permettendo giustamente a molti di essi di rimanere in Italia, far parte del tessuto sociale attivamente e proliferare, magari grazie a un matrimonio misto.

    08 Ottobre 2011

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